Diaz: commenti a sproposito di qualche critico
Sabato sera sono tornato a casa un po’ prima, ovviamente non è questa la notizia, accendendo la televisione, nel solito zapping notturno ho incontrato la trasmissione di Gigi Marzullo, il cinematografo.
Mi sono fermato lì, su raiuno. Dopo la presentazione di alcuni film a cui non ho prestato molta attenzione, è stato presentato Diaz, l’ultimo film di Daniele Vicari sui fatti accaduti all’interno della scuola che ospitò alcuni manifestanti No Global nei giorni del G8 di Genova.
Alla fine del servizio sul film, che ancora non avevo visto, è arrivato il commento, come al solito pacato(!), della Signora Anselma Dall’Oglio. La sua critica al film, piuttosto banale, era sostanzialmente questa: fermo restando che l’atteggiamento delle forze dell’ordine quella notte alla Diaz è stato sostanzialmente sbagliato, il film, però, non mostra quanto hanno subito i poliziotti in quei giorni.
Quindi, secondo la Signora Dall’Oglio, la causa della violenza, dell’aggressività fuori controllo delle forze dell’ordine alla Diaz, e non solo, sarebbe da attribuire alla rabbia accumulata dalle forze dell’ordine in quelle giornate roventi. Ho subito pensato che fosse normale quello che avevo appena sentito, ricordavo la verve con cui la signora Dall’Oglio, insieme ai colleghi di Libero e del Giornale, cercava di screditare il movimento della pace che attraversava le strade del mondo in occasione della guerra in Iraq. In quel caso la macchina del fango aveva puntato sull’antioccidentalismo, sulla simpatia verso i nemici dell’occidente e altre questioni inverosimili.
Come se i problemi fossero davvero quelli, e non la sciagurata stagione della guerra preventiva, causa di tanti conflitti ancora in corso. Quindi, nonostante fossi già immunizzato a tanta stupidità, nonostante quel commento in un primo momento mi sembrasse normale, dopo un po’ è sopraggiunta la rabbia.
A Genova c’ero anch’io in quei giorni, ero in corteo con Rifondazione Comunista, con le Acli, con i Verdi, con gli operai della Fiom di Schio, provincia di Vicenza. Era un corteo pacifico, tranquillo, quello cui avevo aderito. Ma questo non bastò per evitare aggressioni e cariche a freddo. Anche noi, per fortuna senza gravi conseguenze, subimmo la furia cieca della giustizia sommaria, di chi perde la lucidità, di chi agisce impunemente. Per questo trovo davvero fuorviante provare a giustificare quanto accaduto quella notte alla Diaz.
Non ci sono giustificazioni, non si cercano i colpevoli nel mucchio, uno stato democratico non può fare di tutta l’erba un fascio, o peggio cercare il pretesto per aggredire, per reprimere un dissenso politico, un movimento che, alla luce della crisi che viviamo oggi, andrebbe rivalutato per la straordinaria lucidità con cui l’aveva annunciata. Forse era quello il vero problema, bisognava reprimere, bisognava dimostrare al mondo che non c’erano alternative all’egemonia neoliberista. Ma non voglio fare illazioni, mi fermo qui. Torniamo al film, la pellicola di Vicari ha il grande merito, secondo me, di portare sul grande schermo una vicenda che non tutti conoscono nella sua efferatezza, nella sua brutalità.
Quello che è successo a Genova in quei giorni è inaccettabile in uno stato diritto, per questo non va banalizzato, perché non si deve ripetere.
Marco Termo