Antonio Durante, direttore del museo di Calimera: “contribuiamo alla conoscenza”
Che cosa sia la biodiversità è tema dibattuto ancora anche tra gli esperti, ma un parametro che contribuisce a determinarla in maniera decisa è dato dal numero di specie presenti in un ambiente o in una regione. Cert’è che, se la biodiversità non la si indaga, non la si può conoscere e va da sé che non la si può adeguatamente proteggere.
Da poco è stato pubblicato da Dipartimento di Erpetologia del Museo di Storia naturale del Salento un bellissimo lavoro sulla fauna gabonese che arricchisce notevolmente la conoscenza di quel luogo selvaggio e meraviglioso. Il tutto, ovviamente con fondi privati, nella più totale indifferenza del pubblico!
Il paradosso secondo il quale si stanziano risorse per la salvaguardia e non per la conoscenza caratterizza almeno gli ultimi venti anni e la tendenza sembra insistere in quella direzione. Ciò sta inevitabilmente portando alla salvaguardia di luoghi solo apparentemente meritevoli e alla totale disattenzione verso luoghi e habitat potenzialmente interessantissimi, dei quali si conosce poco e che, ahiloro, spesso non sono nemmeno premiati dalla bellezza paesaggistica e da un immediato ritorno economico e di immagine (leggi: turismo e relativo indotto). Insomma, le cose si fanno, ancora una volta, ad uso e consumo di un’umanità che si bea di se stessa e dei propri occhi. In fin de’ conti nulla di veramente sbagliato, ma che sia chiaro che di proteggere per il solo piacere di proteggere non ce ne importa niente! Egoisti va bene, ma almeno non ipocriti.
Il Direttore del Museo
Antonio Durante