Arrestato caporale alla masseria Boncuri, denunciato imprenditore di Nardò
Dopo giorni di indagini dei carabinieri della stazione di Nardò e Gallipoli presso la masseria “Boncuri” di Nardò, è stato eseguito un blitz che ha portato all’arresto di un “caporale” ed un imprenditore agricolo. La masseria, rappresenta il punto di partenza da cui i prestatori d’opera vengono prelevati da un caporale per poi essere messi a disposizione per la raccolta ortofrutticola.
I carabinieri in abiti ed autovetture simulate, hanno effettuato alcuni servizi di osservazione, controllo e pedinamento finalizzati proprio a prevenire e reprimere il fenomeno tristemente noto del “caporalato”. Proprio questo rapporto trilaterale tra operaio (prestatore d’opera) – caporale (colui che assolda, assicura e preleva la manodopera) e datore di lavoro (proprietario del fondo o dell’impresa agricola) è la chiave di lettura della fattispecie delittuosa dell’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro e per la quale, in data odierna, è stato arrestato in flagranza di reato un cittadino della Guinea cl.’96, Conde Ayouba.
Questi, privo di patente di guida, nelle date del 25, 26 e 27 luglio, ha prelevato con un veicolo Ford Escort, adibito al trasporto di non più di 5 persone, ben 10 individui extracomunitari, ammassati in condizioni assolutamente degradanti e disumane, per poi trasportarli presso un terreno ubicato in località santa rosa, agro comune Sannicola, gestito da d.l. cl.’62 di Nardò. A quel punto è scattato il blitz dei carabinieri di Nardò, coadiuvati dal personale del Nucleo Antisofisticazione e Sanità (NAS) e del Nucleo Ispettorato del Lavoro (NIL), i quali hanno controllato ed identificato 10 lavoratori ed hanno accertato non solo la presenza di ben 7 lavoratori a nero, ma soprattutto lo sfruttamento operato dal caporale Conde Ayouba e dal datore di lavoro e gestore del fondo, d.l., incensurato.
Il primo è stato quindi tratto in arresto in flagranza di reato per il reclutamento della manodopera, per destinarla ad attività lavorativa approfittando dell’altrui stato di bisogno in condizioni di sfruttamento; il secondo è stato denunciato in stato di libertà per l’impiego di manodopera mediante attività di intermediazione, in condizioni di sfruttamento e per la palese e reiterata violazione della normativa in materia di lavoro e di igiene.
È stato altresì adottato il provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale. L’arrestato, ultimate le formalità di rito, è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Lecce. Entrambi sono indagati per il reato di caporalato di cui all’art. 603 – bis del codice penale.