Confessioni dello scrittore moderno
Prendere una penna in mano è sempre una scommessa, lo scrittore spera di creare un prodotto personale e originale, l’innovazione è ben apprezzata in un mercato dove tutto sembra una copia di una copia. Il foglio in bianco presenta una sfida millenaria, ma il confronto con i vincitori del passato non consola lo scrittore, anzi, lo scoraggia, tutto quello che poteva essere scritto è stato già scritto in un modo migliore. Ah, la nostalgia per i tempi migliori! Essere a Parigi nell’età del jazz e prendere un caffè insieme a Hemingway e Fitzgerald, con Cole Porter che suona il pianoforte in sottofondo. Ecco cosa è l’ispirazione!
Lo scrittore prova invidia anche per i tempi di rivoluzione, tempi di sangue e di orrore ma tempi pieni di passione, tempi in cui i propri ideali erano qualcosa che opprimeva il cuore e lo scrittore non aveva altro rimedio che scrivere, non con l’intento borghese di combinare parole, frasi, espressioni per creare un prodotto commerciale, ma la scrittura violenta del militante, che sanguinava sopra il suo testo perché non aveva un’altra scelta, perché aveva bisogno di scrivere come di respirare…
La nostalgia dello scrittore moderno continua così a estendersi sui diversi periodi storici fino a raggiungere la prima civiltà della Mesopotamia. Nel confronto con il primo uomo scrittore, lo scrittore moderno non può evitare di sentirsi assai inferiore; l’evoluzione della sintassi, grammatica e forme letterarie non valgono niente in confronto al mondo di possibilità presentato a quest’uomo primitivo e arcaico. Lo scrittore idealizza quest’uomo, un uomo incorrotto che scriveva per puro amore di scrivere, spinto quasi da un’ispirazione divina. Ma in cosa consisteva quest’ispirazione originaria? Che desiderio incontenibile aveva bisogno di esprimere che non poteva essere comunicato in nessun altro modo? Lo scrittore trova la risposta dentro di se stesso, anche lui come il primo scrittore ha trovato nella letteratura il segreto dell’immortalità, la scrittura si presenta come un’arma dell’istinto di sopravivenza, il modo di vivere eternamente nella memoria collettiva dell’umanità.
Il primo uomo scrittore e i suoi predecessori hanno permesso lo scrittore moderno di vivere mille vite diverse, avventurandosi con compagni come Don Chisciotte e innamorarsi di Anna Karenina, conoscere culture diverse alla sua, in tempi diversi, entrando a far parte di loro come un altro membro della loro famiglia, perché la letteratura gli ha permesso soprattutto di non sentirsi mai solo, scoprendo in messo a tanta diversità i suoi simili.
La letteratura arricchisce la nostra vita di altre vite: “Un analfabeta che muore a 70 anni ha vissuto una sola vita di 70 anni. Io di anni ne ho vissuti 5 mila. Ero presente quando Caino ha ammazzato Abele e quando Giulio Cesare è stato ucciso, e anche alla battaglia delle Termopili e quando Leopardi guardava l’infinito. La lettura ti dà l’immortalità, all’indietro. Scrivere è invece una scommessa nell’immortalità in avanti, ma senza garanzia.” (Umberto Eco, 2011).
La riflessione di Umberto Eco esprime molto bene il particolare e suggestivo rapporto tra uomo, letteratura e tempo, il bisogno dello scrittore di trovare, attraverso di essa, l’immortalità. In questo senso, il foglio bianco è sì una sfida, ma anche un’opportunità per lo scrittore di trasferire alle generazioni future il suo amore per la letteratura.
Isabella Hernandez