Essere genitori: un atto di coraggio
“Essere madre o padre è il più grande atto di coraggio che qualcuno possa compiere, perché è esporsi a tutti i tipi di dolore e, soprattutto, all’incertezza di agire correttamente e alla paura di perdere qualcosa di tanto amato. Perdere? Come mai? Non è nostro? Era solo un prestito? Il prestito più prezioso e meraviglioso, perché i figli sono nostri solo fino a quando non possono badare a sé stessi, dopo, appartengono alla vita, al destino e alla loro stessa famiglia.” (Josè Saramago).
Genitori e figli… o ex figli e figli?
In fondo la differenza non è poi tanta, potremmo anche eliminare quell’”ex” e dire: figli e figli!
Del resto ognuno di noi è un figlio. Nel mondo non ci sono tante certezze, ma questa sicuramente lo è.
E, allora, cos’è che contraddistingue queste due generazioni? Cosa le divide?
Sembra solo una domanda ironica, forse un po’ banale, ma tanti nella storia se lo sono chiesto… Hegel ci risponderebbe che li divide un rapporto dialettico: il figlio che in un primo momento ha bisogno della sua famiglia, la nega nell’adolescenza, e supera questi due opposti formandosene una propria.
Allora, forse il figlio è davvero un prestito, una fase di transizione, una parte di tutti noi che pian piano siamo portati a nascondere, che continua a tendere la sua piccola mano verso il suo nucleo d’origine, una stretta di mano che rimarrà salda per sempre grazie all’amore che la legherà per sempre ai suoi genitori. Con il tempo, tuttavia, ognuno di noi mette da parte questo ruolo per far emergere la figura genitoriale che è in noi, per protendere la mano verso nuovi affetti, verso una nuova famiglia.
“Figlio è un essere che Dio ci ha dato per fare un corso intensivo di come amare qualcuno più di noi stessi, di come cambiare i nostri peggiori difetti per dare il migliore esempio, di come imparare ad avere coraggio.”
Proprio così: la salda e dolce stretta di mano del genitore che è in noi è un atto di amore vero, un amore che non può essere confrontato: pronti a sacrificare tutto per i nostri figli.
Il genitore è, quindi, colui che riesce ad annullare se stesso per l’altro. Ha una forza immensa, magica… tanto da ispirare la più fantastica letteratura moderna. La nota scrittrice J. K. Rowling ci insegna, per esempio, attraverso Lily e James, che l’amore di un genitore per il figlio è il più potente incantesimo del mondo, capace di vincere anche la morte.
Anche la Disney, nella pellicola Maleficent, dimostra che l’amorevole bacio di una madre spezza anche la più potente delle maledizioni ed è l’unico, più autentico e disinteressato, gesto del vero amore.
Essere genitore, quindi, significa avere il coraggio di eliminare una parte di noi, cancellare i nostri difetti per essere una coordinata di riferimento nel miglior modo possibile, come dice Saramago, perché, si sa: si educa con l’esempio, prima che con la parola.
Essere genitore significa avere il coraggio di accompagnare per mano il bimbo nei suoi primi passi, pronto a sorreggerlo nella caduta.
Essere genitore, significa avere il coraggio di affrontare e guidare il ragazzo nella sua adolescenza, mettendosi quotidianamente in discussione.
Ma, alla fine, essere genitore significa, soprattutto, soprattutto avere il coraggio di lasciar andare il figlio, ormai uomo, per la sua strada, affinché ripercorra lo stesso suo coraggioso cammino.
Alessandro Fasiello