La scuola è lo specchio della società
L’opinione di Fernando Durante.
Ho assistito, non molti giorni fa, alla presentazione di un progetto di indirizzo scolastico destinato alle terze classi dei ragazzi delle scuole Medie dell’Istituto comprensivo di Soleto, Sternatia e Zollino.
A presentarlo è stato il preside dell’Istituto superiore, una docente dello stesso Istituto ed una ragazza del paese che lo frequenta. In aula eraro presenti circa una diecina di ragazzi, apparentemente distratti. Uso questo termine perché, alla fine, qualche parola con la coetanea del luogo l’hanno scambiata. Uno di questi ragazzi, in particolare, seguiva l’illustrazione- praticamente- sdraiato su una sedia. Altri smanettavano con il cellulare, altri ancora parlottavano.
Alla fine della presentazione ho chiesto alle docenti, quella dell’Istituto superiore e quella l’insegnante del luogo, se non si fossero accorte della cosa e perché non fossero intervenute. La risposta è stata disarmante. “Questo è il meno. Nel corso di una interessante e impegnativa lezione, niente di più facile, è successo a me, che- alla fine- laddove io chiedevo se qualcuno avesse qualche dubbio, si è alzata una mano per chiedermi se poteva andare al bagno”. “E’ una questione di educazione famigliare”, ha sostenuto la collega della locale scuola, “io sono solo una supplente”, premette, ”ma se in famiglia non si insegnano determinati comportamenti la scuola- poi- ne subisce le conseguenze più pesanti”.
Anche se mi date del bacchettone, devo dire che mi sono scandalizzato. Ma, così è. Si può rimediare? Io penso che, in quel momento, considerato che la docente del luogo, benché supplente, si era accorta del comportamento fosse intervenuta richiamando quel ragazzo, forse si sarebbe composto e -comunque- avrebbe dato un segnale forte di rispetto verso il preside e verso l’istituzione scolastica. Anche perché, se dal dare educazione si ritira anche la scuola, allora non abbiamo più speranza. Si è perduta una occasione, purtroppo.
Fernando Durante
Signor Durante, noto, quasi con un certo compiacimento, l’importanza che mi sta rendendo in ogni sua replica. In aggiunta, La ringrazio dell’involontario apprezzamento, ossia aver pensato alla sottoscritta come ad “un docente”, ma, mi spiace deluderla, ho ventuno anni e… sono una donna (non so se ha avuto il piacere di constatare che, nonostante l’anonimato da lei tanto condannato, ma, comunque, lecito anche nel giornalismo, utilizzo il genere femminile quando scrivo, dato che persiste nell’ indicarmi come “UN collega”, “UN docente” o, ancora, ”IL signor MS”). Comunque, sembra che io l’abbia turbato, a tal punto da definire il mio linguaggio offensivo o, addirittura, non civile. Eppure, mi sembra di aver ricorso solo ad una sottile ironia, anche se poi poco c’è da ironizzare su un giornalista che scrive “un po’ come viene”, utilizzando interpunzioni errate, in un codice quasi da parafrasare. Oltretutto, mi consenta, Lei giustifica costantemente l’aver redatto delle sue personalissime convinzioni, quindi, mi domando, perché questo diritto non lo riconosce anche a me che, per altro, non ho lo stesso suo privilegio di poter scrivere su un rotocalco pubblico queste stesse? Comunque, le sue provocazioni per poter risalire alla mia persona, non vanno a buon fine, mi spiace scontentarla. Se lei è talmente sicuro di ciò che pensa e scrive, soprattutto nel campo in cui esercita, non dovrebbe essere un anonimo a sconvolgerla, tantomeno delle valutazioni fatte con ironia. Di seguito, la invito ad abbandonare le repliche, poiché noto, nonostante la sua esperienza, anche una certa difficoltà da parte sua nel rispondere a tutte le critiche da me mosse fino a questo momento.
Cordiali saluti.
LA SIGNOR…INA “MS”
Ero convinto di aver mandato la mia replica ai suoi ultimi rilievi anche al giornale on line. Con questi attrezzi infomatici mi trovo in difficoltà. Mi ha chiamato il gestore del sito per sollecitarmi la replica, mio malgrado lo faccio. Ma, giuro, per l’ultima volta. Questa premessa la utilizzo per aggiungere alcune osservazioni sulle sue anonime informazioni sul suo conto, che mi hanno sbilanciato. Non nego che credevo di aver a che fare con una zitella acida e saccente, invece avrei come controparte giovanissima? Il condizionale è d’obbligo di fronte ad un’anonimo, naturalmente. Questo, evidentemente lo ignora, nel giornalismo non è consentito, mi scusi. Sempre, ogni articolo deve essere firmato o fatto risalire alla redazione che ne risponde. Volevo- poi- chiarire che, per quanto rispettoso dei titoli di studio, perchè frutto di impegno e lavoro, non ne ho mai fatto una discriminate, quindi, tranquilla non mi ha deluso.
Questa la risposta che ho dato all’anonima MS.
Guardi, non sono abituato a fare polemiche senza costrutto, com’è ritengo sia questa, ormai. Comunque, io ho scritto- indiscutibilmente- quello che ho visto. Poi, ho dedotto alcune mie considerazioni. Quelle si, opinabili. Ma, proprio perchè tali tutte le repliche sono state ospitate su Cortegrandeonline, integralmente. Qualora non ne fosse a conoscenza, sa chi è il direttore responsabile del giornale? Il sottoscritto che ha permesso di pubblicare tutto, ripeto, intregralmente. E questo è non riconoscere il suo diritto di replica? Infine, i suoi giudizi non mi interessano. Se non gradisce come scrivo può, semplicemente non leggermi. Appunto: siamo in democrazia, la utilizzi anche lei. Io non ho rancore, mi creda. Fernando Durante
P.S. Ho ricevuto, circa una settimana fa, l’invito dalla Dirigente scolsatica di un “chiarimento” con la classe. Ho accettato. Attendevo una chiamata che non è ancora arrivata.
Fernando Durante
I DOCENTI E IL PERSONALE DELLA SCUOLA
A PROPOSITO DI CORRETTEZZA E TRASPARENZA…
“…se dal dare educazione si ritira anche la scuola, allora non abbiamo più speranza. Si è perduta una occasione, purtroppo”.
Sig. Durante, vorremmo tranquillizzarla, non perda la speranza.
La Scuola, anche quella del nostro Comprensivo, non si tira indietro, non è assolutamente rinunciataria rispetto al suo ruolo educativo, formativo, né tantomeno si cela dietro l’anonimato. Ai nostri alunni, sin dall’inizio del loro percorso, soprattutto attraverso l’esempio, viene insegnato: il rispetto per le persone, la solidarietà, la tolleranza, l’ascolto rispettoso dell’altro, l’accettazione delle “diversità” viste nell’ottica di un reciproco arricchimento e …tanto altro ancora.
Ahimè siamo consapevoli che il nostro compito sia arduo, difficile, in una società bombardata da modelli educativi non sempre esemplari, ma le famiglie ci affiancano e ci sostengono.
Vorremmo solo esprimerle il nostro rammarico perché ci avrebbe fatto piacere che lei avesse parlato dei nostri ragazzi (visto che era presente) nel momento in cui, in una manifestazione pubblica, hanno presentato, in modo responsabile e competente il loro percorso su Sergio Stiso, valorizzandone la figura in modo chiaro e accessibile a tutti (sono stati pubblicamente apprezzati ed elogiati).
Magari sarebbe stato opportuno che lei fosse intervenuto anche nella manifestazione natalizia, aperta al pubblico, che si è tenuta nell’aula magna della nostra scuola, dove gli stessi ragazzi, guidati dai loro docenti, hanno con sensibilità e spirito critico, fatto un excursus sui tanti problemi del mondo: sfruttamento minorile, povertà, sottosviluppo, immedesimandosi, con pagine di diario, lettere, riflessioni, nella quotidiana lotta per la sopravvivenza dei tanti loro coetanei, sparsi nel mondo.
Anche lei, sig. Durante, forse ha perso un’occasione.
I docenti e il personale della Scuola
Perfetto. Condivido. Di occasioni se ne perdono tante, io ne perdo troppe, evidentemente. Mi spiace di aver provocato reazioni- tutte- negative. Ma ho detto, peraltro, cose di una banalità disarmante, per chiunque fosse stato presente all’episodio e fosse nato nel lontano 44. Mi spiace. Ma tutto, ripeto- tutto- quel che ho scritto è la verità. Se posso recupare sono più che disponibile ad un incontro. Zollino è il mio paese e ci vivo e vorrei vivere con serenità e piacere. Perciò, quel che ho visto non può che far male, in particolare a me. Volevo ricordare che alla conclusione delle manifestazioni per Sergio Stiso io sono stato presente. Accade, a volte- prtroppo- che per ragioni di spazio il giornale non pubblichi una notizia per quanto importante, secondo chi scrive. Sono scelte editoriali. Posso chiedervi se vi siete chiesti per quale motivo avrei scritto quel che ho visto?. Grazie e grazie anche a voi del linguaggio civilissimo che avete usato. Fernando Durante
Gentile Fernando Durante, mi chiamo Carmen Sciolti e da sette anni insegno inglese presso la scuola media di Zollino e Sternatia. Leggo solo ora il suo intervento e la sensata risposta dei miei alunni della quale non ero a conoscenza. Le scrivo per farle una domanda e una proposta. Lei dice di non essersi voluto girare dall’altra parte nel vedere un ragazzino seduto in una posizione non esattamente corretta durante un’ora di orientamento e quindi di essersi affrettato a denunciare il malefatto con sincero sdegno (mi dispiace ma sull’uso del telefonino non le credo: da anni non ne vedo uno nelle nostre classi!). Volevo chiederle: quale danno epocale provoca alla società un ragazzo semisdraiato in un’ora di lezione?
Volevo farle una proposta: questa sera ad Arnesano ci sarà un incontro pubblico in seguito ad un attentato di origine criminale che ha distrutto il circolo ricreativo Guernica. Il gestore e responsabile di tale circolo era stato ripetutamente minacciato in seguito al rifiuto di pagare il pizzo alla criminalità organizzata. Ecco un valido motivo per mettere a frutto il suo sdegno giornalistico: ci vada, e racconti quello che vedrà. Io ci sto andando e con i miei alunni ne parlerò in classe.
Sono queste le vere minacce sociali. Ma capisco che sia molto più difficile raccontarle. E’ più semplice parlare di ragazzini seduti in modo poco composto, forse?
Carmen Sciolti
Gentilissima Carmen Sciolti. Ho letto con piacere e me ne compiaccio di quel che ha scritto, salvo il passaggio del telefonino di cui avrei detto il falso. Nel mio primo intervento, le segnalo, avevo affianco due docenti. Lo rilegga, per favore, e vedrà che quel che hanno dichiarato non fa altro che confermare. Non c’è danno epocale. Mi dispiace solo che si giustifichino tutti i comportamenti. Secondo me non va bene. Quando c’è da esprimere un giudizio, per quanto possa provocare una levata di scudi ed – avolte- dispiacere, questo lo comprendo, lo si deve dare. E, semmai, prendere l’osservazione come stimolo a migliorare. Molte volte certe cose, per abitudine- probabilmente- non si vedono. Per quel che riguarda il fattaccio di Arnesano, chiunque abbia a cuore la convivenza civile si sarà rivoltato. Io, da parte mia, l’ho sempre fatto, ho scritto, non mi sono girato mai dall’altra parte. Ma si rende conto che un rilievo è divenuto un caso? E’ possibile avanzare una critica ad un comportamento scolastico. E’ possibile esprimere un pensiero sulla scuola? Il confronto dovrebbe essere sempre auspicabile, non costituire un motivo di attacco ad un giornalista o chi per chi solleva un problema. La scuola prepara alla vita. Ma lei ha letto quel che hanno scritto sul mio conto, sulla mia serietà i suoi allievi (non sono certo che siano stati loro, penso siano stati utilizzati, strumentalizzati)? Immagino di no. Quello si, mi ha offeso. Ne parlerò con la Dirigente, perchè nonostante tutto ho cercato di tenerli fuori. Infine, voglio ringraziarla per non aver ricorso a termini offensivi come ha fatto qualche suo anonimo collega (suppongo). Fernando Durante
I RAGAZZI DELLA III A DELLA SCUOLA SECONDARIA DI ZOLLINO REPLICANO ALL’ARTICOLO “LA SCUOLA È LO SPECCHIO DELLA SOCIETÀ”
l’opinione di F. DURANTE,
L’ articolo pubblicato dal sig. Fernando Durante sul sito “CORTE GRANDE”, dopo l’iniziale rabbia per un intervento del tutto gratuito e poco veritiero sulla scuola e la famiglia, ci ha portato a riflettere sul significato letterale di due termini “fatto” e “opinione”: il primo termine è dire ciò che accade realmente; il secondo termine, invece, sta ad indicare ciò che si pensa su qualcosa o su qualcuno, esprimere idee, pareri, giudizi. Alla luce di ciò, abbiamo valutato che “ci sono giornalisti che eseguono il loro lavoro con professionalità, raccontando fatti realmente accaduti e altri, invece, che scrivono solo per far notizia”; “ci sono giornalisti che esprimono la loro opinione in modo fondato, misurato, sulla base di elementi concreti, altri lo fanno in modo infondato, affrettato, superficiale, approssimativo, pregiudizievole”.
Dopo aver letto l’ articolo, vorremmo anche noi, diretti interessati, raccontare “il fatto”.
Il giorno 8 gennaio, nell’ambito delle attività di Orientamento scolastico, abbiamo incontrato il Preside e una docente del Liceo Capece di Maglie, che hanno illustrato l’offerta formativa del loro Istituto. Insieme a loro c’era anche una ragazza di Zollino che frequenta il primo anno del Liceo linguistico. L’ incontro si è svolto nell’ aula di informatica ed era presente anche la supplente di francese che aveva appena assunto servizio (non conosceva, quindi, la nostra realtà scolastica).
Subito dopo siamo stati raggiunti dal Sig. Durante che ha assistito all’incontro, senza precisare il motivo della sua presenza. Eravamo seduti composti e nessuno di noi era “sdraiato” sulla sedia (probabilmente un nostro compagno, per un attimo, si era solo rilassato, assumendo una postura non propriamente corretta; era comunque la quarta ora e c’erano stati in precedenza altri Incontri di Orientamento). Nessuno smanettava con il cellulare, peraltro severamente proibito nella nostra scuola. L’unico ad averlo utilizzato, per motivi di servizio, in quel lasso di tempo, è stato il Preside del Liceo. Contrariamente a quanto affermato dal giornalista, noi ragazzi eravamo attenti e interessati a quanto detto dalla docente e dalla nostra ex compagna poiché, alcuni di noi, sono propensi ad iscriversi a quella scuola.
A dire il vero, facevamo un po’ di fatica a seguire e a concentrarci pienamente, perchè disturbati da un rumoroso e ripetuto tintinnio di chiavi, provocato dallo stesso giornalista, atteggiamento che sicuramente, non era indice di un attento e rispettoso ascolto (per questo motivo, è stato anche richiamato dall’ insegnante della scuola di Maglie).
Nell’ articolo del Sig. Durante vengono chiamati in causa i nostri genitori e gli insegnanti, ritenuti incapaci di “educarci”. A Scuola e in Famiglia, prima dell’ italiano, della matematica, della storia e della geografia ci viene insegnato il rispetto delle persone e delle regole (anche di sintassi) che, evidentemente, sfuggono al giornalista dal momento che il senso delle sue parole è alquanto oscuro e dà adito ad equivoci. Lui si è detto scandalizzato dal nostro comportamento, noi, invece, siamo scandalizzati dalle sue esagerazioni e dalle sue accuse. Ci siamo sentiti “spiati”, in un momento di riflessione che sarebbe dovuto essere solo nostro. Vorremmo aggiungere che non ci reputiamo perfetti e siamo sempre pronti ad accettare delle critiche costruttive, ma mai gratuite e mosse da persone che emettono sentenze sommarie, senza conoscerci, intrufolandosi senza essere invitati nella nostra scuola. Per concludere, se è vero che “la scuola è lo specchio della società”, come si legge nel titolo dell’ articolo, probabilmente, è anche vero che : ” LE PAROLE DI UN VERO GIORNALISTA DEVONO ESSERE LO SPECCHIO DELLA VERITÁ!”
Gli alunni della classe III di Zollino
Mi sovviene, per altro, un fattore di forse relativa importanza per lei: mi è stato riportato anche un suo continuo “giocherellare” con un mazzolino di chiavi, tanto da essere ripreso lei stesso, dopo un bel po’ di tempo che si trastullava con esso, poiché di disturbo durante il contesto qui soggetto. Forse, da parte sua in primis, la circostanza non meritava la giusta attenzione? Tanta la noia che doveva ingannarla anche lei (…) !
E’ vero, ho sbagliato. Ho la sensazione, se non ricordo male, di aver chiesto immediatamente scusa. E’ stato un comportamento non giustificabile, per questo mi sono scusato. Comunque, resta che la scuola è lo specchio della famiglia e, aggiungo, della società in cui viviamo.
Fernando Durante
Salve.
Mi intrometto nel dibattito, molto umilmente, poiché non presente alla tanto assai “terribile” situazione da lei delineata. Ma, laddove sia stata informata di questo trafiletto da alunni lì presenti, mi sono sentita in dovere di spendere una parola a loro favore. Per altro, posso constatare la profondità del suo articolo: potrei quasi affermare che lei è un “giornalista impegnato”, tanto da sperperare la sua bravura in articoli di cotanto elevato strato sociale. Oltre a non aver potuto fare a meno di notare l’elevato linguaggio da lei impiegato, dai termini ricercati e quasi aulici. Tralasciando l’ironia, ho volutamente prestato attenzione ai punti di vista degli alunni, cosa che forse lei, con egual umiltà, non ha fatto, ed ho potuto trarne delle riflessioni. Tralasciando il fatto che, gli alunni affermano di non aver nemmeno la remota possibilità di avere cellulari fra le mani (figurarsi in tale circostanza), e tralasciando il fatto che, il suo aver acutamente osservato un unico elemento leggermente più sdraiato su di una sedia, ha fatto sì che lei scrivesse un articolo su una classe intera, mi domando: Forse lei non è mai stato un ragazzino della loro età? Per quanto si possa essere incuriositi dalla vita, chi andava a scuola festante a tredici anni? (Per quanta poca intelligenza in questo, ma cosa si pretende a quell’età, suvvia…!). Addirittura, dare così addosso non mi sembra il caso. Dare colpe a famiglie, in cui lei non è presente, per poter criticare il tipo di educazione, mi sembra altrettanto esagerato, oltre che presuntuoso. E non vivendoli giorno per giorno nell’ambiente scolastico, non sarà certo lei in diritto di giudicare, non crede? Sarà solo per la sua smania di poter scrivere qualcosa su… qualsiasi cosa?
Ps: Ah, quasi dimenticavo… Sig. Durante, la invito di cuore a ricercare il bambino perduto che è in lei.
M.S.
E’ buona pratica, quando si scrive su un giornale di firmare qualunque opinione. In caso contrario, come in questo caso, si corre il rischio di nascondersi dietro l’anonimato con l’intento di offendere utilizzando la volgarità per rispondere ad un argomento non condiviso, comunque serio. Firmare vuol dire sottoporsi a giudizio e se- persona consociuta- correre i rischio di essere rivalutata. Voglio, invece, rispondere per dire del rispetto che ho verso chi mi legge. Voglio far notare come l’incipit alla critica è costituito da quel “umilmente”, per poi esprimersi in tutt’altri toni. Comunque, veniamo a noi. Intendo essere serio, ricordo che su Corte Grande esiste una rubrica dal chiaro titolo, “Iena Ridens”, per dire del grado di satira di cui il giornale dispone. Ma non voglio metterla in caciara. Il problema è serio, la scuola è un problema serio. Dalla corrispondenza che ne è nata di seguito all’articolo che ho scritto ho avuto la sensazione di aver toccato quei famosi fili che “chi tocca muore”. Ora, lo ripeto, io ho fotografato un momento di, secondo me, ineducazione. Sono stato presente, non ho sentito dire. La cosa l’ho fatta notare alle docenti che- anche loro- si sono dichiarata impotenti ed imbarazzate di fronte a tali atteggiamenti, non comprendo l’impotenza, ma così è stato. Ora, immagino che lei signor MS, sia un docente, e- probabilmente- vive ogni giorno la stessa situazione e, da quel che capisco, non vorrei sbagliarmi, giustifica il tutto. Io no. Sarà per l’età, sarà perchè non sono più al passo con i tempi, ma mi sono scandalizzato. A giustificare tutto si è finiti nella situazione di mancanza totale di rispetto in cui siamo. Mi sarei potuto voltare dall’atra parte, come immagino facciano tanti. Io non l’ho fatto, rispettando la deontologia che mi impone la professione, ho scritto. Scandalizzandomi, appunto. Per me il problema riveste un carattere di estrema serietà, per noi stessi, per il domani della nostra società. Per questo motivo non ho voluto utilizzare gli stessi toni e termini utilizzati per il commento dal signor MS, per non far scadere nelle battute da bar dello sport il discorso, non lo merita.
Fernando Durante
Egr. Direttore,
sono il prof. Carmine Greco, adesso felicemente in pensione, che fino all’a.s. scorso ha insegnato nella classe terza di Zollino dell’Istituto Comprensivo (ora) di Soleto.
Ho letto con grande dispiacere ciò che Lei ha scritto riguardo al comportamento della classe e di quello dell’insegnante (supplente): sono degli alunni nel complesso abbastanza educati, sensibili ai richiami degli insegnanti, che non hanno mai dato preoccupazioni di rilievo. Le devo dire anzi che nella mia lunga esperienza di insegnamento sono state poche le classi in cui ho potuto lavorare serenamente come nell’attuale terza di Zollino. Probabilmente i ragazzi hanno dovuto sorbire un mattone di lezione tenuto da un preside di Liceo in giacca e cravatta che forse dimenticava di trovarsi davanti a dei ragazzini di tredici anni.
Non voglio giustificare il comportamento di quel qualcuno che giocava col telefonino, né quello dell’insegnante supplente che non ci faceva caso, tuttavia non trovo giusto che Lei pubblichi online e dia in pasto alla gente non delle notizie, ma delle opinioni Sue personali che farebbe bene a tenere per sé, anche perché mi sembrano lesive nei confronti di chi, oltretutto, non può risponderLe pubblicamente.
La scuola di Zollino non merita ciò che Lei ha scritto. I nostri ragazzi sono ancora sani, educati e seguiti dalle famiglie.
Carmine Greco
Gentile professore Carmine Greco. Per principio lascio alla libertà di ognuno di esprimere la propria opinione. Così- rivendico il mio diritto di rilevare quel che mi si presenta agli occhi. Ho solo rilevato, ripeto. E’ il mio mestiere. Comunque, non voglio nè criminalizzare nè generalizzare, guai se lo facessi. Che poi una situazione fotografata al momento possa dispiacere è comprenibile. Sopratutto da parte di chi ha vissuto esperienze differenti in quell’Istituto. Voglio, altresì, far notare che quel che ho visto non è un’opinione. L’educazione, poi, è cosa dovuta a chiunque, anche se quel che dice possa costituire un mattone. Resta e resto convinto che la scuola pubblica è un luogo in cui i ragazzi devono ricevere i primi, forti, messaggi dei comportamenti di vita, più che altro. Infine, voglio rassicurarla sulla mia opinione sulla scuola pubblica e dei suoi docenti che è di profonda stima ed affidabilità. Mi spiace di averle provocato dispiacere ma quella è stata la realtà di quel momento. Io non mi sono girato dall’altra parte. E’ disdicevole? Cordialmente. Fernando Durante
Purtroppo i tempi sono molto cambiati,i ragazzi di oggi fanno tutto quello che gli pare senza che gli venga detto nulla e questo è sbagliatissimo,non solo c’è menefreghismo totale da parte dei genitori ma anche gli stessi insegnanti non fanno nulla…ma dove stiamo andando a finire,dov’è finita l’educazione…