TAP: resoconto di un incontro che non ha convinto nessuno
Tanta voglia di partecipazione ieri a Melendugno per l’incontro con i progettisti TAP.
Non è bastata la sala convegni della scuola media per ospitare i cittadini accorsi da tutta la provincia. Associazioni, ambientalisti, contestatori, pescatori, forze politiche, semplici cittadini, consiglieri comunali, sindaci.
C’erano proprio tutti ieri a Melendugno, non è voluto mancare nessuno a quest’appuntamento. Ci voleva il cinema per ospitare tutta quella gente, ma era occupato. Alla fine via le sedie, tutti in piedi.
L’incontro viene aperto dal sindaco Mauro Russo: “non c’è ancora nessun progetto depositato al comune”. Queste sono le sue prime parole. Nel pubblico serpeggia incredulità. Si cerca di capire, aleggiano gli interrogativi.
Il sindaco passa la parola a Paul Pasteris, capo ingegnere del progetto, il pubblico quasi non lo fa parlare. C’è troppa rabbia. Con la crisi che morde e l’idea che uno dei luoghi più amati dai melendugnesi, e non solo, possa trasformarsi da località turistica ad insediamento industriale, surriscalda gli animi.
È il sindaco che riporta la calma: “parliamone ora, già abbiamo poca voce in capitolo, non sprechiamo quest’incontro”. Inizia l’incontro, vengono illustrate delle slides.
Sulla prima cartella appaiono le sigle, gli enti, le associazioni contattate dall’azienda. Si continua con le cartelle, si cerca di tranquillizzare. Gli alberi verranno espiantati e rimessi al loro posto, sarà così anche per i muretti a secco. “Laddove non riusciremo a mettere le cose al loro posto risarciremo il danno ambientale”. Insomma viene illustrata la logica di compensazione con cui si vorrebbe far passare il gasdotto.
Viene illustrata una vera e propria strategia aziendale: ti informiamo, ti facciamo partecipare, ti risarciamo gli eventuali danni. Poco importa se quelli sono i luoghi della tua infanzia, del tuo lavoro, se quei luoghi ti piacciono così come sono. Ancora cartelle, ancora rassicurazioni, ancora promesse. Arriviamo alla cartella dei vantaggi per la comunità locale: nuovi posti di lavoro per le comunità locali, ancora indennità di compensazione, ecc.
Ma la rassicurazione maggiore non è in quelle cartelle. Sono direttamente gli ingegneri della TAP a rassicurare che saranno sospese le attività nel periodo estivo. Tradotto: potrete fare il bagno su gentile concessione delle TAP. È troppo. È veramente grossa. Il pubblico s’indigna.
Il problema come si vede è di sovranità. Le comunità locali vengono estromesse dei loro diritti a favore di una multinazionale. Al di là di queste riflessioni, l’incontro continua. Non appena l’ingegnere Paul Pasteris finisce di illustrare le slide, tutti vogliono intervenire. Interviene Ferdinando Elia dell’associazione Tramontana: “tutta questa gente è qui per noi, abbiamo pubblicizzato l’evento perché altrimenti quest’incontro sarebbe andato deserto”. In effetti sono stati i primi a portare questa vicenda nello spazio pubblico, in piena solitudine, quando ancora non ci credeva nessuno. Tocca al consigliere comunale del PD Marino Giausa: “San Foca è una località turistica, le industrie non vanno bene qui, portiamole altrove”.
É il turno di Sabrina Sansonetti del IDV: “siamo abituati a vivere della nostra bellezza, ci sarà un referendum”. Si susseguono gli interventi, la parola torna ai ragazzi di Tramontana. Parla per loro Alberto Santoro, si rivolge all’ingegnere della TAP: “saprebbe dirmi se oltre a San Foca ci sono altre località turistiche che ospitano un gasdotto?”. L’ingegnere è in imbarazzo, non risponde.
Si passa ad un’altra domanda. Interviene un pescatore: “non ci credo che sono soltanto delle rilevazioni quelle che state facendo. Se state spendendo dei soldi, sicuramente farete l’opera”. Ancora rassicurazioni dell’ingegnere: “siamo gli unici che vi stiamo informando”. Ancora un ragazzo arrabbiato si appropria del microfono, interviene rivolgendosi sempre allo stesso ingegnere: “Saprebbe dirmi quale agenzia viaggi consiglierebbe San Foca come meta turistica?”. Dall’altra parte non risponde nessuno.
Un altro ragazzo sale sul palco, consegna una bandiera nera ai progettisti della TAP con al scritta San Foca 2015. L’assemblea piano piano si svuota. Si formano capannelli, la gente del Salento non ci sta. Questo è soltanto il primo passo di una mobilitazione che si annuncia agguerrita. Sembra che tutti siano pronti a difendere il proprio territorio, il diritto a decidere sulla propria terra.
Le rassicurazioni della Tap sembrano non aver tranquillizzato nessuno. I salentini vogliono continuare ad andare al mare senza che nessuno gli dia il permesso. Chissà se a questo punto anche le famigerate questioni “socio-ambientali” siano venuta meno.
Marco Termo