Melpignano: consiglio comunale aperto sull’impianto per il trattamento e riciclo di amianto

La discussione aperta al pubblico ha sfiorato momenti di forte tensione, come – peraltro- ampiamente previsto. Ma il sindaco, Ivan Stomeo, è riuscito a mantenere la calma e portare a conclusione l’assise, cosa- peraltro- non scontata. Rivendicando, fra l’altro, la sua storia ambientalista, di fronte all’attacco frontale di alcuni aderenti a quei movimenti. “Questa è solo un’idea”, ha sottolineato in diversi momenti “ma, non si può far finta di non vedere il problema quando a pochi chilometri in linea d’aria è presente una discarica di amianto (a Galatone), a meno che, non si decida che è meglio mantenere questa situazione rispetto a quella che propone il professore”. Ed a chi ha contestato la localizzazione dell’ipotetico sito ha risposto che è di proprietà dell’amministrazione comunale perché in ogni momento chiunque abbia il diritto di controllare. Ha- poi- preso la parola il titolare del progetto pilota, il professore Roveri. Ma, proprio su quella parola, “pilota”, si è scatenata la contestazione. “Perché proprio qui, in questa parte del Salento dove le morti per patologie tumorali hanno percentuali elevatissime si vada a farlo in altri territori?”, hanno chiesto in molti. Perché, a dire del chimico, è la legge che lo richiede e, comunque, sarebbe sicuro e trasformerebbe l’amianto in risorsa per il territorio. Il processo di inertizzazione del pericoloso elemento utilizzerebbe siero di latte esausto che decomporrebbe le lastre di amianto in cemento- per l’85%- un’altra parte, il 15%, in sabbia, il rimanente 10 per cento di amianto si trasformerebbe in magnesio e silicio. Materiali facilmente commerciabili.
Peraltro, tutto questo processo di trasformazione si svolgerebbe in ambienti chiusi ermeticamente, senza l’intervento umano, monitorati di continuo con sistema computerizzato. Infine, l’iter di approvazione dell’eventuale insediamento dovrebbe passare dalla valutazione di tutti i soggetti interessati alla salute del cittadino che dovrebbero concedere il nulla osta: Asl, Arpa, Vigili del Fuoco. Ma, tutte queste garanzie non sono bastate a convincere una platea ribollente. Perciò: tutto rinviato a chiarezza , trasparenza e metodo adottato, acquisiti.
Fernando DURANTE
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anche io mi sono chiesta, perché fare l’impianto in Puglia, piuttosto che qui in Emilia, dove le quantità di amianto da smaltire, come ovunque, sono enormi.
è di pochi giorni fa lo scandalo, rigorosamente taciuto dai media
della mega-discarica a cielo aperto a S.Felice sul Panaro, dove
più o meno in sordina è nata una gigantesca montagna di macerie contenenti amianto post-terremoto 2012.
lo so che la parola stessa fa paura, ma pensate veramente, che l’eternit ormai datato sia meno dannoso sui tetti, o macinato e accatastato , e esposto alle intemperie, come è successo qui ?
la cosa più ragionevole, sarebbe documentarsi per bene, e cominciare ad affrontare seriamente questo grosso problema
Per quanto mi riguarda, io sono ben documentata sia sull’amianto che su altre forme di inquinamento a cui siamo sottoposti e quindi invito il sindaco di Melpignano a fare di meno, ma fare bene anche nell’interesse della sua salute e di quella dei suoi familiari. Insisto nel dire che è bene fare queste sperimentazioni in ALTA ITALIA e poi,….. noi porteremo il nostro amianto per farcelo smaltire allo stesso modo in cui ci siamo fatti carico dei loro rifiuti tossici. In Italia, il nord è più emancipato ed organizzato e quindi i cittadini accetteranno di buon grado queste belle novità.
Il professore sperimenti questa bella tecnica nella sua Emilia o in Toscana e lasci in pace la nostra Grecia. Hanno tanto latte e tanto amianto e tanti tumori. facciano i loro esperimenti dove vivono e ci lascino in pace. Ma il sindaco dove ha pescato questa gente? Sono contatti di partito o personali?