Non fa male riparlare di amianto
Ritorno sulle polemiche scatenatesi intorno all’idea costruire un impianto per lo smaltimento di amianto su un terreno di proprietà del comune di Melpignano, attraverso una scoperta per renderlo innocuo dell’Università di Bologna. Mi spinge a farlo un articolo che ho letto sul Venerdì di Repubblica numero 2014 del 17 ottobre, pagina 66 delle rubrica,”Scienze”, dal titolo: “Con il siero di latte si ricicla l’Eternit. E si guadagna pure”, a firma di Giovanna Lodato. Tralascio quest’ultima frase perché noi siamo ricchi di nostro e guai a dire il contrario. Ritorno a farlo pubblicamente rispondendo, per certi versi, anche a tale anonima Maria che si sarebbe, lo dice lei, documentata sul problema. Io, l’ho già confessato, no ma vorrei capire. Per scelta editoriale non rispondiamo a lettere o commenti anonimi (e chi più anonimo di chi si firma, Maria o Antonio?). Non mi piace tornare su questo maledettissimo mezzo che è internet perché non condivido né i toni, né i termini che vengono usati nei confronti, non fanno parte del mio trattare con le persone. Comunque, per parafrasare un grande:”Così è se vi pare”, quindi. Dicevo, leggo su Venerdì che questa giornalista comunica che l’esperimento su questo impianto sia già stato effettuato in provincia di Udine, non nel Salento, non nel profondo sud. Questo per dire, che- forse- quella chiusura all’idea stessa di sperimentazione che si ipotizzerebbe a sud semplicemente perché noi siamo sud e quindi, gente da macello, potrebbe essere valutata sotto un altro aspetto. Almeno scartiamo questo assunto. Quindi, cosa dice questa giornalista? Oltre a descrivere le varie fasi attraverso le quali l’amianto a contatto con gli scarti della lavorazione del latte subirebbe una reazione chimica che porterebbe alla divisione della varie componenti (cemento nella misura dell’85%, sabbia al 15%, il resto amianto) e poi reso innocuo, si sofferma sul fatto che tutto ritorna allo stato naturale. Riferisce anche che trattasi di brevetto del 2012 della Chemical Center, spin off dell’Università di Bologna. Peraltro, a Galatone, non in Africa, è presente uno stoccaggio di questo pericolassimo materiale che ha mietuto già tante vittime nel nostro Salento, già pesantemente contestato. Ora, si voglia o non, se produciamo questo tipo di materiali, in qualche modo bisogna pur disfarsene, se non vogliamo ancora il nostro male, nel modo più sicuro possibile. Ed allora? La risposta la lascio ad ogni lettore. Ma, se contestiamo anche le scoperte della scienza, e queste scoperte ne fanno parte, vuol dire fermare anche il progresso benefico. Insomma, saremmo ancora nell’età della pietra. Rivedere con equilibrio e senso critico le proprie convinzioni sarebbe anche segnale di maturità. Proviamoci
Fernando Durante
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