Pòrtati…In piazza

Ma l’aspetto più importante sottolineato sia dal sindaco Antonio Chiga che dall’architetto Giuseppe Russetti, è che non bastano le parole, le spiegazioni, le modifiche della struttura e dell’utilizzo della nuova piazza. Quello che serve, tanto atteso e tanto sperato, è un cambio di mentalità, un’apertura mentale, una nuova cultura del vivere.
Non servirà alla piazza essere più grande, se non la si saprà vivere a pieno, non le servirà essere pedonale se non si sa camminare, non servirà saperla sfruttare a pieno, negli spazi e nei tempi, se non si sa essere creativi e fantasiosi, pensare di sfruttare una panchina per sedersi e leggere un libro all’ombra di dodici nuovi alberi , un muro per ricostruire la storia del nostro paese, come brillantemente suggerito da un cittadino , una mattonella, per esempio, in onore di un cittadino illustre, un Zollino “walk of fame”.
Si scherza, ma non troppo.
Se come a me, vi è mai successo di fermarvi in tarda serata, ad attività chiuse, a veneziane scese, quando se n’è andato anche l’ultimo gattino girovago, vi sarete resi conto che Piazza Pertini, a differenza di qualsiasi altro posto, è un cuore che batte a corpi fermi, ha un silenzio surreale e un odore di paese.
Ecco, quello è il momento in cui ti piace così tanto,come un amore, che non ti importa se cambierà pettinatura, look o accento, la amerai ugualmente, perché è la tua piazza e resta la tua piazza.
Perché oggi a me, giovane e pronta per affacciarmi alla finestra del mondo, fa paura il dover prendere un adulto dalla manica e costringerlo a spostarsi di qualche passo, per fargli capire che basta cambiare prospettiva, basta muoversi lentamente per apprezzare perfino l’aria che si respira, basta scendere in piazza per riscoprire il senso vero del l’agorà che in greco antico significa raccogliere, radunare.
E a me piace pensare che la nuova piazza, che già vedo bella, pulita, vissuta, creata e pensata da tutti noi, ci raccolga poi, per avere un posto in cui ritornare a fermarsi, al di là di un ritmo giornaliero che altrimenti prima o poi, ci renderà strade chiuse, incapaci di condurre in una piazza.
Sabrina Maniglio
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