Via libera alle ricerche di petrolio nel Basso Salento. L’allarme di ambientalisti e consiglieri pugliesi
Non accenna a placarsi l’emergenza ambiente nel Salento. In una terra già minacciata dalle tenaglie riguardanti scarico a mare, Tap, Ilva, Cerano e xylella fastidiosa, un altro allarme preoccupa, non solo gli ambientalisti, ma tutti la popolazione salentina. La società petrolifera Global Med LLC ha ottenuto il via libera dal ministero dell’Ambiente per la ricerca di petrolio a largo di Santa Maria di Leuca. L’autorizzazione è valida da 13 miglia dalla costa, poco più in là rispetto al limite di legge fissato in 12 miglia. Non si sono fatte attendere le reazioni di associazioni, enti e cittadini. Tra le prime quella del presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone che si è detto pronto a rivolgersi alla Corte di giustizia europea, mentre Legambiente ribadisce “l’appello ai parlamentari pugliesi e alla Regione affinché si facciano promotori di una legge che vieti la tecnica dell’airgun”, cannoni ad aria compressa che provocano onde sismiche sottomarine in grado di scandagliare i fondali attraverso appositi rilevatori sonori per verificare o meno la presenza di petrolio.
Nel frattempo, però, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha dato mandato all’Avvocatura di verificare se ci siano i presupposti per procedere con un ricorso legale, impugnando dinanzi al Tar del Lazio il decreto del 31 agosto scorso. Il progetto per il quale il ministero dell’Ambiente ha chiuso positivamente la valutazione di impatto ambientale consiste nell’attuazione di un’indagine sismica non lontano da diverse aree protette: dal Parco regionale Otranto-Leuca ai siti di interesse comunitario Costa di Otranto e Santa Maria di Leuca, San Gregorio e Punta Ristola, dal litorale di Gallipoli e all’Isola di Sant’Andrea. Diciannove i Comuni interessati dagli effetti dei rilevamenti. A lanciare l’allarme è Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia che ha così commentato la notizia.
“A fronte delle due istanze avanzate dalla società petrolifera Global Med LLC, siamo fortemente preoccupati per il nuovo via libera concesso dal Ministero dell’Ambiente, di concerto con il Ministero per i Beni culturali e per il turismo, alla ricerca di petrolio nello specchio d’acqua al largo di Santa Maria di Leuca attraverso l’airgun, cannoni ad aria compressa che provocano onde sismiche sottomarine in grado di scandagliare i fondali attraverso appositi rilevatori sonori per verificare o meno la presenza di petrolio”. Tarantini ha poi elencato quali saranno le azioni da perseguire: “Questa occasione ci spinge a chiedere nuovamente ai parlamentari pugliesi e alla Regione di farsi promotori di una legge che vieti la tecnica dell’airgun, estremamente pericolosa e impattante per l’ecosistema marino, oltre che la redazione di un Piano delle Aree per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, per avere un quadro degli effetti cumulativi delle attività petrolifere in corso, visto che la Puglia continua a far gola alle società petrolifere”.
A destare preoccupazione sono, evidenzia Legambiente: “sia le tecniche utilizzate che potrebbero avere ripercussioni negative sulla fauna e sulla flora marina sia la reale estensione dell’area da indagare, visto che questa prima autorizzata è contigua ad altre due delle stesse dimensioni. Questo potrebbe favorire il rischio che vi siano trivellazioni a poco più di dodici miglia nautiche dalla costa salentina, quindi fuori dalla fascia di interdizione delle trivelle confermata anche dal referendum abrogativo del 2016, qualora dalle perlustrazioni dovessero emergere dati utili all’emungimento del combustibile fossile”.